Nessun* si aspettava che giustizia fosse fatta nei tribunali, ma le condanne di Budapest e l’estradizione parigina di Gino, mostrano tutta la violenza della criminalizzazione dell3 Antifa in questa fase storica. Il 30 settembre 2026 ha infatti segnato un punto di non ritorno per l’esito del Budapest complex, l’insieme dei procedimenti conseguenti alle contestazioni antifasciste al Giorno dell’onore nel febbraio ’23.
Per Maja, Gabri e Anna è giunta la condanna definitiva, con la riduzione della pena di un solo anno per ciascuna delle persone imputate.
Per Gino, militante antifascista italo-albanese, la corte parigina ha dato il nulla osta all’estradizione verso la Germania, da dove potrebbe essere inviato alle prigioni ungheresi, come è accaduto per Maja, o a quelle albanesi.
Zaid, compagno siriano rifugiato in Germania, si trova oggi in Francia e l’Ungheria ne chiede l’estradizione per portarlo alla sbarra e sbatterlo in galera. la corte di Parigi deciderà il 25 novembre.
Se la richiesta venisse accolta, gli scenari che si aprirebbero sarebbero due ed entrambi terribili:
il carcere in Ungheria e il rischio di una successiva deportazione in Siria.
Se negli Stati Uniti d’America gli/le Antifa sono stati dichiarati nemici pubblici interni, in Europa la discriminante antifascista è istituzionalmente sgretolata, ridotta a feticcio per commemorazioni nelle feste comandate e archiviata nel cassetto della storia.
E’ ora di riaprire quel cassetto! L’antifascismo militante e la solidarietà internazionale sono gli anticorpi essenziali per leggere il presente e costruire un futuro in cui nessun* si lascia indietro e nessun* si salva da solo.
L’antifascismo non si arresta! Né prigione, né estradizione!
Liber3 tutt3!

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