5/13/20

SCARCERAZIONI MAFIOSE – DENUNCIARE L’OPERAZIONE BASTARDA DI COLLEGARLE ALLA GIUSTA RIVOLTA DEI DETENUTI

 

Giorni fa su Repubblica, il cui cambio di direttore si sta vedendo subito, diventando in maniera sfacciata megafono del governo, veniva scritto:
“…sul trasferimento agli arresti domiciliari, causa pandemia, di diversi condannati per mafia. Ma come si è arrivati a questa decisione? La sequenza temporale degli eventi è l’unica certezza da cui partire. Si tratta di una catena di episodi che conferma tutti gli interrogativi. Inizia nella prima settimana di marzo. Quando l’emergenza Coronavirus si trasforma in allarme sociale e istituzionale. In quel momento, in diverse case circondariali del Paese scattano delle vere e proprie rivolte. Da Salerno a Napoli, da Roma a Milano.
Il primo incidente risale al 7 marzo. La tensione resta altissima per quattro giorni. I morti sono 12…” 

Quindi si dice che la responsabilità delle scarcerazioni facili di mafiosi, di boss sarebbe stata della rivolta di marzo. Una bastardata per infangare la legittima lotta dei detenuti.
Quelle rivolte furono fatte da tantissimi detenuti e detenute che vengono trattati in diverse carceri peggio delle bestie, che subiscono normalmente vessazioni, repressione, mancanza di cure, fino a torture e che erano e sono stati lasciati senza alcuna protezione per il coronavirus.
Proprio questi detenuti che si sono ribellati ad essere lasciati ad ammalarsi e anche a morire non hanno avuto certo scarcerazioni, ma solo trasferimenti, a volte massacri nelle celle, e nuove vessazioni, riduzione dei diritti, e nessun dei minimi benefici indicati nei Dpcm per l’emergenza coronavirus
Sono decine e decine le testimonianze dei detenuti, dei loro familiari che raccontano questa verità - e che in questo blog sono state puntualmente riportate.

La scarcerazione dei mafiosi e dei loro boss dipende solo e soltanto dalla politica mafiosa di direttori delle carceri, di alcuni magistrati, e della grave responsabilità del Min. Bonafede, di M5S e del governo, che hanno utilizzato l’emergenza coronavirus per trovare finalmente il pretesto per liberare quella gente.
Siamo al legame mafia/Stato e Stato mafia che non è di oggi.
Siamo al “rispetto” e detenzioni d’oro per i boss mafiosi e al carcere-tortura per i detenuti comuni.

Dopo il clamore dei primi giorni, ciò che resterà sono i mafiosi fuori e i detenuti del popolo realmente malati, realmente a rischio dentro.

Dire: un decreto che riporti in carcere i boss mafiosi è cosa ridicola, questi non stanno certo aspettando pacificamente di avere nuove manette.
E non sono certo i fascisti Salvini, Meloni, ancora più amici della feccia mafiosa che possono ora denunciare le scarcerazioni, unicamente per rafforzare la loro guerra per andare loro al governo.

Noi, insieme ai detenuti e ai loro familiari, alle associazioni solidali, dobbiamo continuare la battaglia per la libertà dei detenuti, perchè lo Stato risponda alle richieste di amnistia/indulto. 

Ma chiaramente fare questo osceno e inquinante legame tra scarcerazione dei mafiosi e rivolte dei detenuti vuole porre un pesante blocco a questa battaglia di libertà, di giustizia, di difesa della salute e della vita.
Per questo la manovra in corso va fortemente smascherata e respinta.

5/12/20

Fissato il processo a ottobre per i compagni che contestarono il G7 di Taormina

 Viene notificato in questi giorni il rinvio a giudizio con processo al Tribunale di Messina per compagni accusati di aver contestato il G7 di Taormina del 26/27 maggio 2017 – il processo è fissato per il 14 ottobre 2020.
Questo processo tocca tra gli altri numerosi compagni di proletari comunisti, Slai cobas per il sindacato di classe, Mfpr che in quella occasione diedero il loro contributo di prima linea a questa contestazione.
Il processo deve essere l’occasione non solo per la necessaria difesa legale dei compagni, che sono peraltro gravati da altre condanne e da altri processi, vedi ad esempio i compagni di Taranto, ma per rilanciare con forza l’atto di accusa contro l’imperialismo che produce guerre e pandemia, contro la militarizzazione della Sicilia e del Sud – con l’importanza che ha il NOMUOS, contro le basi USA/NATO/ITALIA, in primis Sigonella, contro l’intervento e il ruolo dell’imperialismo italiano nella situazione nel Mediterraneo e in Libia.
Quindi chiediamo a tutte le forze proletarie e antimperialiste oltre la necessaria solidarietà per i compagni colpiti dalla repressione, di costruire le condizioni per una presenza nazionale al processo
che potrebbe essere accompagnata da un convegno a Messina e da una contemporanea serie di iniziative in altre città italiane.

proletari comunisti
slai cobas per il sindacato di classe
12 maggio 2020

 Al G7 di Taormina maggio 2017


 

5/09/20

La polizia turca attacca il funerale e “arresta” la salma di Ibrahim Gokçek

 

Nella giornata  era prevista la cerimonia funebre, alla quale però non ha potuto partecipare Sultan Gökçek, moglie di Ibrahim, anch’ella membro del Grup Yorum e detenuta in carcere da 4 anni. Sin dalla mattina, la polizia turca ha assediato il quartiere di Gazi, impedendo l’accesso alla strada dove si trova il Cemevi.

L’intera zona circostante è stata isolata da centinaia di poliziotti, assediata da camionette e auto blindate della polizia. Uno scenario simile a quello a cui si è assistito durante il funerale di Helin Bölek, cantante del Grup Yorum.

Di fronte al clima di repressione generale, il Grup Yorum ha chiamato a partecipare politici del partito HDP, artisti e attivisti per denunciare quanto stesse accadendo e dar prova della solidarietà popolare nei confronti dei membri del gruppo, accusati di terrorismo dal regime fascista guidato dall’AKP di Erdogan.

Migliaia di poliziotti hanno circondato il quartiere dove si sarebbe dovuta svolgere la funzione funebre. Nessuno è riuscito ad entrare, neppure i giornalisti.

La polizia ha attaccato, con lanci ripetuti di lacrimogeni e proiettili di gomme, la folla accorsa per partecipare alla cerimonia per onorare il sacrificio portato avanti da Ibrahim e dagli altri membri del Grup Yorum, che si battono per la libertà d’espressione e contro le persecuzioni giudiziarie e poliziesche. Una trentina di persone, tra cui il padre di Ibrahim Gokçek, sono state arrestate dalla polizia.

«La polizia è a caccia di persone che assistono al corteo funebre nel quartiere. Stanno usando munizioni di plastica e minacciano di sparare, se le persone non lasciano il luogo dove sono radunate per celebrare il Grup Yorum» ha detto in un video-messaggio l’avvocato Aysegül Cagatay.

«Ai poliziotti assassini, che continuano ad attaccarci, diciamo che non smetteremo di resistere! Non andremo da nessuna parte finché non adempiremo alla volontà di Ibrahim!», gridano dalla folla.

Dopo aver disperso numerosi manifestanti accorsi per la cerimonia funebre, la polizia turca ha fatto irruzione nell’edificio del Cemevi, portando via il corpo del bassista Ibrahim Gokçek e procedendo all’arresto dell’avvocato Didem Baydar Ünsal e di altri membri del Grup Yorum.

In seguito a questo gesto spregevole gesto, Bahar Kurt del Grup Yorum ha annunciato in un video che si stava recando alla caserma militare Mehmetcik Vakfi con la famiglia di Ibrahim. Un enorme contingente di polizia era in attesa della famiglia. Il carro funebre con la salma è partito poi scortato da diversi veicoli della polizia, in viaggio verso Kayseri, città natale di Ibrahim.

“Ancora una volta, l’AKP non poteva sopportare che migliaia di persone si prendessero cura del corpo di un musicista rivoluzionario e tenessero il loro servizio funebre secondo le proprie radizioni e i propri desideri. Anche in questo caso, come per Helin Bölek, la dell’”avversario politico” è stata sequestrata con la forza e l’illegalità per impedire ad amici e parenti di piangere insieme ed esprimere la loro protesta contro l’ingiustizia. L’AKP non riuscirà mai a usare questa illegalità per impedire alle persone di sostenere Grup Yorum e tutti coloro che rischiano la vita per la libertà e la giustizia”, scrive in un comunicato il Comitato Solidale Grup Yorum, denunciando il ricorso al braccio armato e violento della polizia da parte del governo di Erdogan.

Nulla e nessuno può fermare a Istanbul il funerale rosso per Ibrahim Gökçek

 


Il musicista Ibrahim Gökçek della band Grup Yorum all’età di 39 anni è morto in un ospedale di Istanbul per le conseguenze di uno sciopero della fame. Il bassista aveva rifiutato l’assunzione di cibo per 323 giorni per protestare contro la repressione statale nei confronti del suo gruppo. Gökçek chiedeva la liberazione dei componenti della sua band in carcere con l’accusa di appartenenza al Partito/Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo DHKP – tra cui anche sua moglie Sultan Gökçek da quattro anni in carcerazione preventiva – nonché la rimozione del divieto di esibizione del suo gruppo in vigore da cinque anni, la fine dei processi arbitrari e l’annullamento delle liste di ricercati sulle quali si trovano altri componenti della band. Martedì Gökçek aveva dichiarato concluso il suo sciopero della fame dopo che Grup Yorum aveva dichiarato che l’obiettivo dell’azione era stato raggiunto e deputati e artisti avevano promesso di essere granate per le sue richieste. Già all’inizio di aprile la sua collega della band Helin Bölek era morta in sciopero della fame.
 

 
Giovedì sera in un baleno si è diffusa la notizia della morte di Ibrahim Gökçek. Molte nelle prime ore della sera si sono recate nella casa di riunione e preghiera alevita (Cemevi) nel quartiere Gazi dopo aver appreso la notizia che salma sarebbe stata trasportata lì. Tra i presenti, oltre alla famiglia di Gökçek, anche i parenti di Helin Bölek Mustafa Koçak, un prigioniero politico che con uno sciopero della fame aveva chiesto un processo giusto e che è morto alla fine di aprile in un carcere nei pressi di Izmir. Anche artist* come la cantante Pinar Aydinlar e il deputato HDP Musa Piroğlu sono arrivati per prendere commiato da Gökçek.
 

Dopo un minuto di silenzio, la folla ha intonato la popolare canzone del Grup Yorum „Uğurlama” – turco per „commiato”. Il testo del pezzo, come altre canzoni della band, è stato scritto dal poeta Ibrahim Karaca e parla della situazione degli attivisti di sinistra in Turchia, per i quali la persecuzione e la prigionia fanno parte della quotidianità politica. Uğurlama quindi racconta in modo molto poetico la storia di una coppia di amanti che è costretta a separarsi perché uno dei due deve sparire per motivi politici. Il ritornello recita: „Quando la solitudine irrompe in questa città, un uccello muore durante il suo sonno, tu che parti e te ne vuoi andare, le strade scure sono cieche, sorde e mute. Ehi tu, che ti metti in cammino avvolto nell’amore, sappi, che queste strade passano per le montagne. Se cadi prima di raggiungere il tuo amore, al tuo amore resta l’eco della tua voce.”

5/08/20

Liberare GN Saibaba – campagna sostenuta da ICSPWI


 GN Saibana è uno dei più importanti prigionieri politici in India e tra le figure principali della per l’unità dei movimenti rivoluzionari e antimperialisti in India

 
Dichiarazione del “Comitato per la Difesae la Liberazione del Dr. GN Saibaba”

 
Liberare il Dr. G. N. Saibaba dalla Prigione Centrale di Nagpur, la sua vità è minacciata più che mai dalla pandemia COVID-19 

Negli ultimi sei anni la salute del Dr. G. N. Saibaba, detenuto nella prigione centrale di Nagpur, è peggiorata in misuara allarmante. Il Prof. Saibaba è doecnte inglese presso l’Università di Delhi e attivista dei diritti umani.
A causa della paralisi da poliomelite degli arti inferiori, è disabile al novanta per cento e costretto su sedia a rotelle. Dopo la carcerazione, ha sviluppato ulteriori gravi patologie che hanno provocato danni irreparabili alla sua salute. Il 9 maggio 2014 è stato prelevato dalla sua casa di Delhi dalla polizia del Maharashtra e accusato di diverse imputazioni ai sensi della legislazione per la prevenzione delle attività illegali (UAPA). Nessuno dei materiali elettronici che si presume essere stati sequestrati nell’abitazione di G.N. Saibaba è mai stato prodotto in tribunale né verificati da qualsiasi perito né esperiti in dibttiento. Questi documenti elettronici sono stati direttamente assunti ai sensi dell’articolo 313, e non prodotti nel dibattimento probatorio. Il giudice ha respinto tutte le sentenze della Corte suprema in merito, contrarie all’esclusione di questi documenti dal dibattimenti probatorio ex art. 313. Questi documenti non hanno mai fatto parte del processo.

Il 7 marzo 2017 le sezioni riunite del Tribunali di Gadchiroli ha condannato alll’ergastolo il Dr. GN Saibaba insieme ad altri cinque. Dopo il suo arresto, tranne un breve periodo nel 2016, è stato tenuto nella cella solitaria, una cella “anda” della prigione centrale di Nagpur. Dato il sofraffolamento e le carenze di strutture mediche anche di base delle prigioni indiane e col dilagare della pandemia COVID-19 in tutto il paese, che colpisce in particolare gli anziani e quelli con gravi patologie preesistenti, il futuro del Dr. G. N. Saibaba appare estremamente desolante.
Per tutta la sua vita politica, il Dr. G. N. Saibaba è stato una voce a difesa dei diritti di Adivasi, Dalit, Musulmani e altre comunità
oppresse. Ha parlato contro l’attacco portato dallo Stato ai popoli dell’India centrale nota come “Operazione Green Hunt”. Stava dalla parte dei suoi studenti e ha sostenuto i principi democratici e la giustizia sociale dentro l’Università. Non ha mai nascosto le sue opinioni e le ha praticate lavorando instancabilmente per sostenere lo spirito della democrazia. Nonostante gli ospedali e la stessa direzione del carcere di Nagpur e abbiano ammesso di non disporre delle strutture necessarie a  prendersi cura di una persona con disabilità e disturbi così gravi, il Dr. G. N. Saibaba resta in carcere, senza terapie e gli è engata la libertà su cauzione. Ma mantiene il suo spirito di lotta, anche se la mancanza di strutture mediche lo disumanizzano e negano il diritto fondamentale a una vita dignitosa.
Il Dr. G. N. Saibaba soffre di forti dolori causati dalla degenerazione dei muscoli delle mani. È afflitto da pancreatite, ipertensione, cardiomiopatia, mal di schiena cronico, immobilità e insonnia. Il clima di Nagpur, accentuato dalla situazione delle celle anda, singole e senza finestre, hanno ulteriormente minato la funzionalità del cuore. Di conseguenza, i disturbi peggiorano e, in assenza di qualsiasi sollievo dal dolore e trascurati in di strutture mediche inadeguate, debilitano ulteriormente la sua già fragile salute. Nonostante gli interventi
della Commissione nazionale per i diritti umani e dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, i tribunali hanno ripetutamente negato il rilascio su cauzione.
La Corte Suprema dell’India ha riconosciuto il diritto alla vita dei
prigionieri e disposto che “il trattamento di un essere umano che offenda la sua dignità umana, gli imponga torture evitabili e riduce l’uomo al il livello di una bestia è senza meno arbitrario e può essere messo in discussione ai sensi dell’articolo 14″. L’India è anche firmataria del Patto Internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), che riconosce la dignità degli esseri umani e l’ideale che gli esseri umani liberi godano della libertà civili e politiche. Inoltre, il 1° ottobre 2007 l’India ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD). L’India ha anche adottato la risoluzione delle Nazioni Unite 70/175 sulle norme minime standard per il trattamento dei detenuti (anche noto come Nelson Mandela Rules). Questi trattati, convenzioni e le risoluzioni garantiscono la vita e la dignità a tutte le persone, i prigionieri e le persone con disabilità e dispongono i parametri essenziali necessari per la loro attuazione. Il National Crime Records Bureau sostiene che le prigioni di tutto il paese sono riempite al 117% della loro capacità. In Maharashtra la media supera il 149%, l’impatto della diffusione del COVID-19 in un tali spazi è una probabile condanna a morte per il Dr. Saibaba. 
Il Comitato per la difesa e la liberazione del Dr. GN Saibaba teme per la sua vita e fa appello al governo dell’India e al governo del Maharashtra per l’immediata liberazione del Dr. G. N. Saibaba, alla luce dell’immediata minaccia alla sua vita per il COVID-19. Il Comitato chiama tutte le organizzazioni e i democratici a fare appello alla liberazione di tutti i prigionieri politici.

Firmatari
Prof G. Haragopal
Prof Jagmohan Singh

Prof Manoranjan Mohanty

Prof Amit Bhaduri

Arundhati Roy

Nandita Narain

Karen Gabriel

Sumit Chakravorty

Ashok Bhowmick

Sanjay Kak

PK Vijayan

Vikas Gupta

Biswajit Mohanty

Rakesh Ranjan

Hany Babu

Srikrishna Deva Rao

Seema Azad

AK Ramakrishna

N Raghuram

Anirban Kar

Subrat Kumar Sahu

COMUNICATO DEI PRIGIONIERI POLITICI MAPUCHE IN SCIOPERO DELLA FAME – Massima circolazione e solidarietà

[MAPUCHE]: COMUNICADO PÚBLICO PRESOS POLÍTICOS MAPUCHE CÁRCEL DE ANGOL
04 de Mayo de 2020.

Nos dirigimos a nuestro pueblo nación mapuche, a la comunidad nacional e internacional, organizaciones sociales, estudiantiles, trabajadores y a todos quienes se identifiquen con nuestras justas demandas territoriales y políticas.
Y señalamos a través de este comunicado, que hoy 04 de mayo del 2020 hemos tomado la decisión de iniciar una huelga de hambre líquida para exigir el Estado de Chile lo siguiente:

KIÑE1: La libertad de los prisioneros políticos mapuche o el cambio por una medida alternativa distinta a la prisión, como lo estipula el Convenio de la OIT n° 169, artículos 8, 9 y 10 y considerando también la Declaración de las Naciones Unidas sobre los Derechos de los Pueblos Indígenas.
Estimamos necesaria esta medida como prevención al contagio por la pandemia COVID-19 en
atención a razones humanitarias. Donde el gobierno no ha hecho un pronunciamiento para salvaguardar la vida de los presos políticos mapuche ni de los presos políticos en general.

EPÜ2: Rechazamos el tipo de criterio y la forma en que el Estado de Chile aplica la ley cuando se trata de persecución política, encarcelamiento y condena de personas mapuche versus agentes del Estado.

KÜLA3: Exigimos al Estado de Chile la devolución del territorio ancestral priorizando a los diferentes lof4en resistencia. También exigimos a las empresas forestales hacer abandono del wallmapu ya que éstos son uno de los responsables del desequilibrio de nuestro itrofilmongen (agotamiento del recurso hídrico y la desaparición de la biodiversidad) como también lo son las centrales energéticas, pesqueras, mineras, carreteras. Y de esta misma forma, exigimos desmilitarizar nuestro territorio, ya que sólo protegen los intereses económicos de las empresas transnacionales

MELI5: Hacemos un amplio llamado a los lof en resistencia, organizaciones sociales y a las distintas expresiones de lucha a manifestarse en apoyo a nuestra movilización dejando para ello en libertad de acción.
¡¡AMULEPE TAIN WEICHAN!!6
¡¡MARRICHIWEW!!7
LIBERTAD A TODOS LOS PRESOS POLITICOS MAPUCHE Y A TODOS LOS PRESOS POLITICOS.

  1. Sergio Levinao Levinao
  2. Víctor Llanquileo Pilquimán
  3. Sinecio Huenchullan Queipul
  4. Freddy Marileo Marileo
  5. Juan Queipul Millanao
  6. Juan Calbucoy Montanares
  7. Danilo Nahuelpi Millanao
  8. Reinaldo Penchulef Sepúlveda
Listado de los prisioneros políticos mapuche cárcel de Angol en huelga de hambre
Angol, 04 de mayo de 2020
Wallmapu8.

1 Kiñe significa uno en mapudungun, el lenguaje del pueblo mapuche.
2 Epü significa dos en mapudungun.
3 Küla significa tres en mapudungun.
4 Lof, del mapudungun, significa cierto espacio territorial donde un grupo de familias viven reunidas.
5 Meli significa cuatro en mapudungun.
6 Amulepe Tain Weichan significa nuestra lucha continúa.
7 Marrichiwew significa diez veces venceremos.
8 Wallmapu es el nombre del territorio ancestral del pueblo nación mapuche, que también significa “todo el territorio mapuche”.

Turchia – il compagno Ibrahim Gökçek, Grup Yorum, è morto – Esprimiamo profondo rispetto, rabbia e dolore – Soccorso Rosso Proletario

Dopo 323 giorni di sciopero della fame Ibrahim Gocek che aveva interrotto il suo sciopero della fame il 5 maggio ma in seguito alle complicazioni del suo stato, è morto. Si preparano i funerali nel quartiere Gazi di Istanbul


 

Unirsi alla campagna internazionale per la liberazione di Georges Abdallah

Esigiamo la liberazione immediata di Georges Abdallah!

Il 25 marzo 2020, il ministro della giustizia francese Nicole Belloubet ha annunciato che il governo, in considerazione della crisi sanitaria causata dalla pandemia di COVID-19, aveva preso la decisione di rilasciare diverse migliaia di prigionieri prima della fine delle loro condanne.
Da allora, molte voci sono state sollevate ancora una volta per chiedere il rilascio di Georges Abdallah: non contiamo più le lettere indirizzate a questo proposito al Ministro da collettivi e organizzazioni di solidarietà a livello nazionale e internazionale, nonché gli appelli di parlamentari e funzionari eletti, sempre più attivi in questa lotta.
Eppure è chiaro che anche questa volta, ancora una volta, nonostante la situazione eccezionale di crescente pericolo e urgenza di provvedimenti, attraverso un silenzio assordante e criminale si conferma rifiuto di accettare questi appelli da parte delle autorità politiche e giudiziarie, che pienamente responsabili e colpevoli espongono Georges Abdallah alla minaccia del coronavirus.
Per l’ennesima una volta, a quanto pare, non si parla di liberare Abdallah! Non si parla di rilasciare Georges Abdallah per il quale, ormai da oltre 21 anni, “la richiesta di rilascio non è accettata!”
Nessuna intenzione di liberare Abdallah! Anche se Georges Abdallah ha scontato per intero la condanna minima richiesta già nel 1999 e sia dunque ammissibile alla liberazione da oltre 20 anni.
Nessuna intenzione di liberare Abdallah! Anche se Georges Abdallah ha oggi 69 anni ed è uno dei più vecchi prigionieri politici in Europa, dopo 36 anni di prigionia.

Eppure, se oggi c’è una emergenza da dichiarare, è quella di liberare Georges Abdallah!
Di fronte al ripetuto rigetto da parte delle autorità delle legittime istanze di scarcerazione di Georges Abdallah, noi firmatari di questo appello, chiediamo ancora una volta la liberazione di questo combattente della resistenza e chiamiamo a fare ancora più pressione per cambiare i rapporti di forza, i soli che possono fare piegare i funzionari preposti, come già sottolineato da Georges Abdallah, che già nell’ottobre 2019, dichiarava: “Non è sufficiente che lo stato del Libano chieda la mia liberazione, è necessario ingaggiare una lotta per far capire ai rappresentanti dell’imperialismo francese che la mia incarcerazione inizia a pesare più di ogni possibile ‘ritorsione’ conseguente alla mia liberazione!”
Ascoltiamo e raccogliamo il più largamente possibile, sempre e ovunque, l’appello di Georges Abdallah e, con lui, di tutti i prigionieri politici, e moltiplichiamo le iniziative, nella diversità delle nostre espressioni, per chiedere il suo rilascio immediato, qui e ora!

Che mille iniziative fioriscano!
È insieme e solo insieme che vinceremo!

Firmatari iniziali:
[per sottoscrivere, inviare email a: campagne.unitaire.gabdallah@gmail.com

Unified campaign for the release of Georges Abdallah, ACTA – média autonome et partisan, Action antifa NP2C, National Association of Communists (ANC), International Campaign to Free Ahmad Sa’adat, CAPJPO-EuroPalestine, Cases Rebelles, Collectif “Bassin minier” for the liberation of Georges Ibrahim Abdallah, Collective Against Police Abuse (CLAP33), Collective in support of the Palestinian resistance (CSRP59), Collective Jaunes Etc33, Collective Libérez Georges 33, Collectif Palestine Vaincra, Collective for the liberation of Georges Ibrahim Abdallah (CLGIA), Collective for the liberation of Georges Abdallah 65, Collective 69 to support the Palestinian people, Committee of action and support for the struggles of the Moroccan people, Committee of international support for the people’s war in India, Committee “Liberez-les!”(59-62), Front Uni des Immigrations et des Quartiers Populaires (F.U.I.Q.P), G.R.C, International Solidarity Movement -France (ISM-France), Jeunes révolutionnaires, Belgian Call for the Liberation of Georges Abdallah, le Cri rouge pour la libération des prisonniers révolutionnaires, Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network, Nouveau parti anticapitaliste (N.P.A), OCML Voie Prolétarienne, Orchestre Poétique d’Avant-guerre (O.P.A), Parti des Indigènes de la République (P.I.R), Plate-forme Charleroi-Palestine Belgium, Plateforme des prisonniers politiques en Turquie et au Kurdistan, Secours Rouge Lille, Soccorso Rosso Proletario Italia, Solidarité Georges Abdallah Lille, Union Juive Française pour la Paix (U.J.F.P), International Committee for Political Prisoners London, Anti Internment Group London


5/04/20

Un appello per la libertà di Muslum ELMA – da far conoscere e raccogliere

 

Cari compagni e amici
Scriviamo per richiedere il vostro supporto per l’urgente campagna per la libertà del nostro compagno, Müslüm Elma, un instancabile dirigente comunista che ha subito lunghi anni di prigionia in Turchia e dall’aprile 2015 è in prigione a Monaco, Germania.
È uno dei 10 compagni arrestati nell’aprile 2015 nell’ambito di operazioni congiunte tedesco-turche contro il nostro partito. Ad oggi 9 degli arrestati sono stati rilasciati. Ma il caso del compagno Müslüm Elma rimane aperto dato che lo stato tedesco intende continuare a perseguirlo e tenerlo in carcere.
Il compagno Elma soffre di molteplici problemi di salute dovute ai lunghi anni di prigionia, alle torture e maltrattamenti e agli effetti dei ripetuti scioperi della fame e resistenze in prigione. Nonostante le sue condizioni precarie e la minaccia di contagio da Covid-19 in prigione, le autorità tedesche continuano a tenerlo in cella.
Nell’attuale situazione di devastante diffusione del Coronavirus, dobbiamo mobilitarci per estendere la nostra solidarietà collettiva ed esercitare la massima pressione per il rilascio del compagno.
Chiediamo a tutti i compagni di unirsi e unire le forze per contribuire a far avanzare la campagna per la libertà di Müslüm Elma. La campagna è lanciata da UPOTUDAK, (Comitato di solidarietà coi prigionieri politici internazionali). Le versioni inglese, tedesca, spagnola e turca dell’appello : https://www.upotudak.net/
In solidarietà

Ufficio internazionale TKP-ML
2 maggio 2020

LIBERTÀ PER MÜSLÜM ELMA!

Müslüm Elma è detenuto in Germania da 5 anni. Nonostante 9 dei suoi compagni arrestati insieme a lui siano stati rilasciati in attesa del processo, Müslüm Elmais è ancora detenuto nella prigione di Monaco nonostante sia nella categoria più a rischio per la pandemia del contagiosissimo Corona Virus che sta colpendo il mondo intero, per cui migliaia di persone ogni giorno muoiono. Il fatto che Müslüm Elmais sia ancora detenuto mostra l’accanimento del sistema giudiziario e delle sue leggi.
Cinque anni fa, il 15 aprile 2015 Müslüm Elma e altri nove compagni sono stati arrestati nel corso di un’operazione condotta in collaborazione tra Turchia e Germania in Germania, Grecia, Svizzera e Francia. Il 17 giugno 2016, il procedimento penale contro i dieci rivoluzionari è iniziato nel Tribunale regionale superiore di Monaco. Ai sensi degli articoli 129 a, e, b del codice penale tedesco, sono accusati di appartenere o dirigere il Partito Comunista di Turchia Marxista/Leninista, processati a causa delle loro opinioni politiche.

Chi è Müslüm Elma?
Müslüm Elma è nato nel 1960 a Dersim, da una famiglia curda e Alawi. Era politicamente attivo già negli anni del liceo. A causa di queste attività, dovette poi ritirarsi dall’università. La sua vita riflette le politiche repressive e feroci dello stato turco contro comunisti e curdi.
Poco dopo il colpo di stato militare del 12 settembre 1980, Müslüm Elma fu arrestato per le sue attività politiche a Diyarbakır. Dopo il suo arresto, fu sottoposto a torture disumane nei centri di interrogatorio di Antep, Elazig, Urfa e Diyarbakir per oltre sei mesi, e poi trasferito nella famigerata prigione n. 5 di Diyarbakir.
Le torture continuarono durante la detenzione nella prigione di Diyarbakir. In lotta contro di esse, nel 1983 e 1984 Müslüm Elma partecipò per periodi prolungati agi scioperi della fame a oltranza. A causa di questi lunghi digiuni e delle torture subite, soffre ancor oggi di gravi problemi di salute.
Müslüm Elma fu rilasciato dalla prigione di Diyarbakir nel 1992 ma un anno dopo, nel novembre 1993, è nuovamente arrestato, torturato e imprigionato. Dopo un lungo periodo di prigionia, fu rilasciato nel 2002, dopo lo sciopero della fame a oltranza iniziato nel 2000.
A causa delle torture subite nei lunghi anni di detenzione in Turchia, dei conseguenti problemi di salute e del concreto rischio di morte, Müslüm Elma fu costretto a lasciare la Turchia. La sua domanda di asilo in Germania fu accolta nel 2009.
Müslüm Elma ha trascorso molti anni in prigione in Turchia a causa delle sue idee politiche. Oggi è imprigionato in Germania, sempre a causa delle sue idee politiche. La base delle accuse contro di lui sono le informazioni trasmesse dalle autorità di sicurezza turche alle autorità di sicurezza tedesche. Dato che gli agenti di polizia che hanno fornito e firmato queste informative sono detenuti in Turchia per falsificazione di documenti, il fatto che Müslüm Elma venga perseguito sulla base di tali documenti rappresenta una chiara violazione dei suoi diritti e libertà.
Che Müslüm Elma sia detenuto solo a causa della sua identità politica è stato più volte confermato durante questo lungo processo.Chiediamo a tutti di protestare per la liberazione di Müslüm Elma, scrivendo petizioni al Tribunale regionale superiore di Monaco (poststelle@olg-‐m.bayern.de) o al Ministero federale della giustizia (poststelle@bmjv.bund.de)

Libertà per Müslüm Elma!
Libertà per tutti i prigionieri politici!

Antifa condannate e Gino estradato, non lasciamoli soli. Rafforzare la solidarietà

Questa mattina sono arrivate le pronunce della Corte d’Appello sui ricorsi contro le sentenze del febbraio 2026. Maja T. è stata condannata ...